Vanni Santoni in Oltrarno: i drappi NoScav

CORRIERE FIORENTINO 30/6/2013
Il cuore dell’Oltrarno in un ostello
di VANNI SANTONI

Ricordo bene via Santa Monaca: una quindicina d’anni fa, una ragazza inglese che avevo conosciuto altrove venne a trovarmi e prese alloggio proprio li.

Andavo a prenderla in tarda mattinata, a piedi, e ogni volta via Santa Monaca mi appariva come la più sincera incarnazione di una Firenze popolaresca, operosa, profonda; vï andai per tre giorni, finché lei non si infuriò col suo ostello.

Non so cosa esattamente la fece arrabbiare – credo l’austerità del luogo, gestito a quel che ricordo dagli scout, e in particolare l’orario in cui chiudevano le porte per la notte, anche se oggi mi pare che non vi siano più limiti di tal ordine – ma dopo la sua sfuriata contro «i papisti» (ahi, spirito di Enrico VIII!) fu più facile persuaderla a trasferirsi a casa mia per i giorni rimanenti: il mio ricordo giovanile della strada, dunque, al di là delle suggestioni che l’Oltrarno sa sempre offrire, è colmo di gratitudine, e vi ripasso sempre con spirito levissimo.

L’ultima volta è stato pochi giorni fa e ho ritrovato la via, come del resto tutta l’area intorno a piazza del Carmine, piena di vessilli «No Scav» penzolanti dalle finestre: tramite l’assonanza con «No Tav», tali artigianali orifiamma manifestano l’opposizione dei residenti alla realizzazione del parcheggio sotterraneo.

In tutta franchezza – e al di là del fatto che pensare a nuovi parcheggi quando ci sono due linee di tram da portare a compimento è comunque un insulto al buonsenso – prima che la polemica esplodesse, l’idea non mi dispiaceva: ero abbastanza ingenuo da immaginare un parcheggio sotterraneo gratuito per i residenti, fattispecie realistica al pari del paese di Bengodi, e il progetto mi suggeriva quindi solo una piazza del Carmine sgombra di auto, in grado di fornire un atrio adeguato alle meraviglie della Cappella Brancacci.

Ma al di là della effettiva destinazione dei posti macchina, il problema va oltre le automobili: il fatto è che la «vetrinizzazione» del centro ha portato al germinare (o al sopravvivere) in Oltrarno di tutta una serie di attività che non possono trovare spazio tra le boutique e che, laddove piazza del Carmine venisse trasformata in un cantiere per anni, andrebbero incontro a una rapida estinzione.

Via Santa Monaca, che oltre all’ostello e alla chiesa attigua, trasformata in sala concerti, conta un circolo di nuova concezione, un ristorante «bio», un negozietto d’artigianato, uno di riparazioni e un paio di studi d’artista, è un buon esempio di quella timida e tuttavia reale vitalità dell’OR o che troverebbe prima una battuta d’arresto per il cantiere e poi verrebbe ineludibilmente cannibalizzata dalla «movida» (ci è sufficiente quella di Santa Croce, grazie) che il parcheggio sotterraneo, destinato di fatto ai soli turisti e visitatori notturni, porterebbe con sé, mentre il traffico costante – è facile immaginare via Santa Monaca invasa al pari di via dei Serragli – si occuperebbe di portar via la possibilità del passeggio, e con essa i ricordi dei miei vent’anni.