Una rivolta che non è “per il posto macchina”. Anzi

Ospitiamo un intervento a titolo personale di Miguel Martinez, residente in Oltrarno.

Ieri, una mia amica che abita molto vicino al futuro scavo in Piazza del Carmine mi ha detto che lei esita a partecipare a un movimento di persone che vogliono difendere il proprio posto macchina: la piazza così com’è, dice, è uno scempio e va comunque sgomberata, ed è disposta anche a fare qualche sacrificio.

Ovviamente è nel suo diritto, ma credo che ci sia un equivoco di fondo, per cui ho pensato di scriverle una lettera aperta.

Carissima,

Capisco le tue ragioni, ma conosco piuttosto bene le persone che si stanno impegnando contro la costruzione del parcheggio, e credo che la loro preoccupazione sia tutt’altra.

Quasi tutti gli oppositori del parcheggio sarebbero disposti a sacrificare posti macchina per rendere più bella la piazza.

Il problema è che il Comune vuole sì togliere posti macchina ai residenti, ma solo per sostituirli con un attrattore per macchine di non residenti.

Un attrattore che ha lo scopo dichiarato di far venire più traffico in Oltrarno, non di allontanarlo.

Lo dice in maniera chiarissima un documento fondamentale, anche se poco noto, lo studio di fattibilità per la trasformazione della zona del Gasometro in una costellazione di ristoranti privati e centri di benessere:

“Un’analisi geografica della distribuzione delle attività di ristorazione [...] permette di rilevare che la concentrazione delle attività la si ha soprattutto nel centro storico del Comune di Firenze [in realtà soprattutto la riva destra dell'Arno] mentre la zona di mercato interessata dal progetto di recupero dell’ex-gasometro, nella quale l’attività di ristorazione dovrà essere localizzata, risulta essere meno satura e quindi più sfruttabile sia nei confronti dei soggetti residenti nella medesima zona che di quelli residenti nei comuni limitrofi per i quali raggiungere il centro storico potrebbe risultare maggiormente scomodo”.

Essendo il resto del centro storico di Firenze saturo, vogliono quindi sfruttare l’Oltrarno, dove l’accesso è “maggiormente scomodo“. E questo rientra in un progetto molto complesso, che comprende la privatizzazione della zona del Gasometro, l’apertura di alberghi di lusso in Piazza de’ Nerli e l’ingresso di pullman turistici nel quartiere.

Una parte di questo progetto comprende la costruzione di un parcheggio nel cuore del quartiere, e l’abolizione della ZTL in Borgo San Frediano e in Via dell’Orto.

Il problema immediato non riguarda quindi le macchine dei residenti dell’Oltrarno, ma come vogliamo rapportarci con un parcheggio che deve attirare traffico a breve termine (come dimostra il prezzo proposto di 3 euro l’ora), ventiquattr’ore su ventiquattro.

La liberazione della piazza dalle macchine è una questione diversa, su cui chi si oppone al parcheggio interrato ha ventilato varie ipotesi, che vanno dalla pedonalizzazione totale alla conservazione di una striscia riservata ai residenti lungo le mura del convento. Ipotesi che però hanno in comune un punto fondamentale: evitare che si scavi una buca profonda e irreversibile nella piazza.

Ci sono molti motivi.

Il primo è che sradicheranno le pietre, magari un po’ sconnesse ma indubbiamente belle, che ricoprono la piazza, e toglieranno la pendenza che gli architetti avevano ideato per indicare l’ascesa simbolica verso il Monte Carmelo, rappresentata dalla chiesa.

Al suo posto, ci sarà una spianata che nella parte più alta della piazza, si troverà a trenta centimetri sopra il livello della piazza (ci vogliono le griglie per sputare fuori i profumi del parcheggio) e a ottanta nella parte più bassa.

Il secondo è che faranno una buca che deve penetrare in una palude: durante la guerra, c’era anche un pozzo nella piazza da cui veniva attinta l’acqua per tutto il quartiere.

Nessun dubbio che faranno un lavoro serio (e costoso) di impermeabilizzazione, ma la pioggia che finora si disperdeva su tutta la piazza, in futuro si concentrerà ai bordi, minando i palazzi (costruiti spesso senza fondamenta) e la chiesa – basti pensare al negozio in Piazza Tasso dove una pompa lavora tutto l’anno per mantenere asciutte le cantine. Lo stesso studio di fattibilità dice che l’interferenza con la falda è “da approfondire nel progetto esecutivo.”

Il terzo è che sappiamo che sotto Piazza del Carmine, si troveranno certamente resti archeologici medievali, come abbiamo visto tutti quando è stata scavata la buca per i cassoni interrati nella parte stretta della piazza.

Curiosamente, lo studio di fattibilità, che pure parla esplicitamente della probabile presenza di resti, anche romani, nega che siano stati trovate “strutture di interesse archeologico” durante gli scavi per l’isola ecologica: il concetto di interesse è evidentemente restrittivo.

Il quarto è che dicono che i lavori dureranno per tre anni. Non è mai successo che un lavoro pubblico, in Italia, rispettasse i tempi previsti, specie in condizioni delicate come questa; ma significa che per tre anni, tutta la zona sarà inagibile.

Lo stesso studio di fattibilità dice che le “lavorazioni saranno infatti composte da attività fortemente rumorose (fase di scavo e fase di realizzazione deimanufatti in c.a.) e impattanti dal punto di vista delle polveri atmosferiche.”

Tre anni sono tanti per noi, per guardare una buca gigantesca; ma sono anche tanti per gli artigiani e i piccoli negozianti del quartiere. Anche un lavoro con finalità migliori, come il tram, ha comportato la chiusura di moltissimi esercizi. E siamo nell’ultimo quartiere rimasto del centro storico in cui, come si è lamentata la Confesercenti, la maggioranza dei clienti sono ancora residenti.

Il quinto è che il Comune, interpretando male – e non si sa quanto in buona fede – la rivolta del quartiere come una “preoccupazione per il posto macchina”, ha deciso di richiedere  che il progetto comprenda altri posti per i residenti.

Non ho la certezza, ma mi immagino che ciò implicherebbe un piano interrato in più, questa volta tutto interno alla falda acquifera.

Infatti, il progetto originale di due piani, che arrivano a una profondità di 7.40  (i “diaframmi perimetrali” scenderanno di ben 16,50 metri) secondo lo studio di fattibilità,si avvicina alla falda (“individuata preliminarmente intorno ai 7-8 m dal piano di campagna attuale”): un piano in più, escluso dallo stesso studio per motivi di costi, aggiungerebbe oltre tre metri e mezzo di scavi dentro la falda.

E sarebbe quindi un lavoro molto più lungo e costoso.

Tra parentesi, se il lavoro diventerà molto più costoso, non potranno fare certamente sconti ai 65.000 euro a testa previsti per i pochi residenti che potranno acquistarsi un uso trentennale del parcheggio.

E questo ci porta alla questione dei “posti macchina per i residenti”.

Partiamo dal presupposto, credo condiviso, che ci vogliono meno macchine in Oltrarno. Che deve significare innanzitutto difesa, se non addirittura estensione, della ZTL, maggior controllo degli ingressi, la riduzione dei pullman turistici in Via de’ Serragli. E certamente non l’apertura del quartiere a più traffico.

Poi si può affrontare la questione di ridurre anche i parcheggi per residenti, perché no?

Tenendo presente che un conto sono le persone come noi che svolgiamo libere professioni, un altro è ad esempio il falegname che attualmente parcheggia il suo furgoncino in piazza del Carmine: non potrà più parcheggiare durante i lavori, né ha 65.000 euro per comprarsi uno dei pochi posti per residenti dopo.

E tenendo presente che la questione della pedonalizzazione, noi la vediamo dal punto di vista del quartiere e non solo da quello estetico. Ci vuole, certamente, ma a Santo Spirito abbiamo visto come un certo tipo di pedonalizzazione porti con sé – accanto alla bella fierucola e ai mercatini – anche tanti dehors e amerihàni-ubriachi-alle-due-di-notte (lasciamo in pace i barboni, molti dei quali sono simpatici) da costringere i residenti a trasferirsi altrove.

Insomma, togliere le macchine sì, ma pensiamoci molto bene prima come.

Vedi, nel nostro quartiere, tutto tiene. Il parcheggio verrà fatto in project financing, argomento di cui so poco, quindi correggimi se faccio qualche errore.

Vuol dire che lo pagherà la ditta, non il Comune e quindi non noi.

Però la Firenze Parcheggi è una ditta partecipata al 49% dal Comune, e quindi immagino che il 49% delle spese saranno a carico del Comune, attraverso qualche complesso sistema di finanziarie. Ma alla fine, non penso di sbagliare, se dico che quei soldi corrisponderanno in qualche modo ai soldi che vengono tolti alle scuole materne comunali con il taglio degli orari, alle scuole con il taglio del personale e ai consultori che si stanno chiudendo nel quartiere. Oppure ai soldi che il Comune dichiara di non avere per tenere aperto il giardino del Nidiaci.

Qui ci si perde a volte in un bosco di responsabilità diverse, ma alla fine, abbiamo soldi pubblici usati per fini privati, proprio in un quartiere che per sopravvivere avrebbe bisogno di scuole elementari e materne, di spazi pubblici e di servizi medici.

Alla base di ciò che facciamo, c’è proprio il rovesciamento delle priorità: difendiamo il tempo pieno nelle scuole, non facciamo chiudere gli spazi pubblici, riduciamo il traffico. Il megaparcheggio per movidisti può attendere.