Perché ci battiamo? Per non finire così

In questo articolo uscito alcuni mesi fa sul Corriere Fiorentino, Chiara Dino ci racconta di come l’industria del turismo di massa stia distruggendo proprio ciò che attira il turismo: il fascino dell’artigianato di qualità fiorentino.

Ci parla di una zona precisa, le strade dell’Oltrarno nelle immediate vicinanze del Ponte Vecchio. Ora, dietro il grande progetto di trasformazione dell’Oltrarno, che fa perno sulla trasformazione dell’ex-gasometro e il parcheggio interrato di Piazza del Carmine, c’è proprio l’idea di trasformare tutto il nostro quartiere in un’unica Via Guicciardini.

Chiara Dino spiega molto bene cosa succede agli artigiani di alto livello. Ma se gli affitti sono ormai inaccessibili anche agli artigiani – e quindi solo alle catene di pizzerie – pensiamo come debbono essere per i residenti e per i fruttivendoli o gli idraulici.

In fondo, riportiamo anche i commenti apparsi sul sito del Corriere, che ci sembrano particolarmente interessanti.

Sulla strada dell’Oltrarno in pericolo

Via Guicciardini è la prova: già aggredita e sconvolta dal turismo di massa

È un match, e non è ancora finito. Qua e là, a macchia di leopardo negozi che sanno ancora d’Oltrarno (cioè di autenticità fiorentina, buon gusto o quello che resta). Intorno panini con cotolette di pollo impilati, (tanti, tantissimi, come in un qualunque autogrill) gelati che sembrano vetro soffiato, waffle che neanche a Bruxelles, tubi di vetro pieni di meringhe e cantucci, anche dal vecchio Maioli.

È il villaggio gastronomico di via Guicciardini, porta d’Oltrarno per 8 milioni di turisti ogni anno, che ha inglobato i negozi di charme.

La bandierina di Coca-cola e quel che ruota intorno ai menù all inclusive batte l’artigiano di scarpe 8 a 2. Quelli che resistono, una decina in tutto, hanno più forza d’animo di Francesco Saverio Borrelli ai tempi, non ancora finiti, di Tangentopoli.

È il nuovo che avanza, il trash che si fa strada a spintoni. La Torre dei Mannelli sta lì a indicare che Ponte Vecchio è appena finito e che per guadagnare la rive gauche di Firenze bastano cinque o sei passi. Giusto il tempo di attraversare via dei Bardi.

Il punto, però, è che non appena superato l’incrocio ci imbattiamo nel primo bar da dozzine di pizze esposte sulla pubblica piazza. Restiamo perplessi ma a seguire c’è ancora Madova, noto guantaio con un altro negozio in Por Santa Maria. Sotto il Ponte di via dei Barbadori una piccola insegna annuncia che ci si sta per avvicinare nella zona degli artigiani.

Bene! Bisognerebbe svoltare a destra e seguire un percorso tra i vicoli, ma anche qui ci troviamo in Oltrarno, quindi procediamo. Prima sosta, primo cambio di rotta. Dove, fino a pochi anni fa, c’era «Lily of Florence», la bottega di un americano di stanza in città innamorato della fiorentinità più di tanti eredi di Dante, ha aperto Otisopse, scarpe globali di origini partenopea.

Poco più avanti l’insegna «A Fior di Pelle» fa ben sperare. Dentro, souvenir per frettolosi clienti. Forse sono più autenticamente posticci quelli che, in piazza Santa Felicita, vende una bancarella dove sta seduta una vecchia signora.

Pochi passi più in là altra sosta per oggettini-ricordo. I Magnini vendono posacenere e bijoux fatti a Murano. Dieci anni fa, in quel fondo, si trovavano gioielli in corallo. La prima chiacchierata che ci consente di chiarirci le idee è dal Mannina, al 16 rosso. Loro stanno lì dagli anni ’60 e continuano a vendere scarpe di fattura artigianale e, per i clienti più esigenti, anche realizzate su misura.

Parliamo con Antonio, figlio del vecchio Calogero, inventore del marchio, che inizia un refrain cui dovremo abituarci.

«Sì è vero — dice — sono pochi i negozi di qualità che resistono in via Guicciardini, ma il Comune ha concesso licenze a chi aveva più soldi, cioè a stranieri che vendono i prodotti che costano meno e si vendono meglio». Ok il Comune e voi commercianti? Non esiste una vostra associazione qui in via Guicciardini? «Sì, ma non serve. Qui non si mette d’accordo nessuno, è già una fatica, a Natale, scegliere un’illuminazione coerente per tutta la strada».

Qui ciascuno fa da sé. Il problema sta tutto lì.

Lo stesso concetto esprimono nel negozio di fronte. Quello di Guido Longinotti, architetto e designer che da trent’anni disegna quasi tutti i modelli di scarpe che vende. Parliamo con la moglie, una signora svedese. Si chiama Jenny Larsson e racconta come negli ultimi tempi ha visto cambiare la via. Ecco quello che dice:

«Quando sono arrivata in città i nostri clienti erano per la maggior parte fiorentini. Nel tempo sono arrivati gli americani, ora è il momento di russi, indiani e australiani. Molto meno numerosi di prima ma sono loro che comprano». Jenny è una sorta di computer. Parla delle belle scarpe di Maraolo (poco più in là, in direzione piazza Pitti, soppiantate dalle magliette con su scritto I Love Florence), di quando a passeggiare alle porte d’Oltrarno venivano solo signori in giacca e cravatta e lei, di gusto un po’ nordico, si sentiva inadatta. Ma soprattutto lamenta:

«Qui non c’è nessun tipo di coordinamento. Sa com’è, io sono straniera e posso dirlo, mettere d’accordo due fiorentini è arduo, i negozianti di un’intera strada, impossibile».

Qui, lo si diceva, ognuno fa per sé. Quindi, nessuno obietta se proprio di fronte a uno dei primi negozi di design fiorentino, l’«Emporium» di Loli Baffetti inaugurato nel ’72 all’angolo con via dello Sprone, sopra a un grande fondo con porte aperte d’estate e d’inverno c’è un’insegna con su scritto «Italian Style» anche se dentro si vende roba di fattura globale.

Anzi è lei stessa a confessare:

«Fosse per me, se me lo potessi permettere, chiuderei il negozio. Pago un sacco di soldi d’affitto. Un tempo quando questo palazzo era ancora dell’Ina costava di meno. Avessi potuto comprarlo ora l’avrei bell’e venduto e potrei campare di rendita».

Il palazzo di cui parla la signora Baffetti era nato su progetto di Michelucci.

Di fronte c’è la libreria Giunti al Punto, una delle poche rimaste in centro città e la bottega Maurizio Mori, che vende gioielli disegnati da lui e che ha aperto da appena due anni.

«Pago poco e quindi posso farcela». Come mai? «Scelta dei proprietari, erano disposti ad abbassare il prezzo purché ad affittare fosse un artigiano fiorentino».

I proprietari, scopriamo, sono i Guicciardini cha abitano proprio lì sopra. Prima avevano affittato a un negozio di cartoline, prima ancora a un parrucchiere, ora hanno optato per l’estro del giovane designer di bijoux in ottone e pietre preziose. Piccole oasi, come quella del vecchio Carnesechi che ha ancora le ceramiche di Montelupo anche se ha cambiato gestione, e sta strizzato tra un mare di panini stantii.

Tra gli ultimi arrivati di negozi non proprio stilosi c’è «Per modo di dire». Vende magliette con stampe di pecore, asini e fumetti che, se non altro, fanno sorridere. È pieno di adolescenti vogliosi di accaparrarsi le strisce da indossare per via. Loro, i ragazzi, da sempre si sa, hanno voglia di uno stile non proprio esclusivo. L’Oltrarno sembra andare nella direzione tracciata. «Per modo di dire».

Commenti

ma quale paragone?

01.10|11:24 prodicarlo

stanotte in santa croce il finimondo come sempre!!Fino alle 2,30 in BORGO DEI GRECI e stato un inferno! In una strada pedonalizzata era una gimkana di macchine con occupazione di ambedue i marciapiedi pieni di macchine.Ho fatto alcune foto.Ho chiamato i vigili,ma inutilmente erano occupati e dopo mezzora ho riattaccato!ALTRO CHE PUNTI!MUSICA DALL OIBO con avventori schiammazzanti in strada.

borgo dei greci peggio,negativamente di via guicciardini!

28.09|18:08 prodicarlo

Oggi in una lettera la vs.direttore,un altro residente ha scritto che leffetto e tutt altro positivo e concordo in pieno.PERO devo dire per viverci in questa strada dal 1958 e di avere visto tutta l evoluzione in peggio,CHE il problema non sono gli 8 banchi (transitori da 6 anni),ne tantomeno i vari magrebini di fronte alla CGIL (che vendono molto),ma il grande nome che fronteggia con le sue insegne quasi tutta la strada,compresa via dell anguillara,dove a frotte di carovane entrano ed escono,E che MENO MALE in parte con anche il BAR e stata ridimensionata da una valente Giudice(non si poteva mai riposare!)

Capolavoro del solito noto

28.09|15:51 baldos

Via Guicciardini a simbolo del degrado? Del resto tale via doveva essere il capolavoro della pedonalizzazione del nostro sindaco prodigio, e si vede come e’ finita. Non solo caos, ma e’ piu’ pericolosa di prima, tanto e’ vero che i fiorentini saggi camminano ancora sul marciapiede perche’ non si fidano. Comunque Oltrarno o no, Firenze e’ ormai e’ ridotta a una farsa metropolitana, e qualche straniero sensibile e intelligente incomincia a cancellare Firenze dalle prossime ferie. Ci rimarra’ solo la massa informe di turismo scialbo e volgare che fa tanto political correct, sempre per dirla con il genietto al potere cittadino.