Oltrarno fiorentino, tra pedonalizzazione forzata e la minaccia del parcheggio interrato di Piazza del Carmine

Pubblichiamo un secondo intervento di Adolfo Guadagni, in cui l’autore passa dall’analisi della riva nord dell’Arno, a trattare direttamente dell’Oltrarno.

Durante la passata Amministrazione, l’allora Assessore alle Attività Produttive Silvano Gori, di concerto con le Associazioni di categoria, cercò di affrontare il problema della valorizzazione dell’artigianato tradizionale fiorentino e dei laboratori e atelier che ancora in numero consistente si trovavano nella zona d’Oltrarno.

In particolare l’attenzione era puntata sull’area intorno a Piazza della Passera e delle strade intorno a Piazza Pitti.

L’idea era quella di pedonalizzare l’area medesima e di sviluppare iniziative varie in grado di attirare l’attenzione su questa parte poco conosciuta di Firenze, di turisti italiani e stranieri e dei fiorentini medesimi.

Venivano ipotizzati oltre alla pedonalizzazione, la creazione di un “marchio”, iniziative ed esposizioni permanenti, e così via. In analogia a certe esperienze nel commercio, presenti anche nel quartiere, veniva ipotizzata la presenza di un Centro Artigianale Naturale. Un area fortemente caratterizzata da promuovere e valorizzare.

Il progetto si arenò, ancor prima dell’insediamento dell’attuale amministrazione, per le contraddizioni esistenti fra artigiani, commercianti e residenti. Un mix di paure e di timori non ben definiti e mai in maniera chiara spiegati forse perché tutte queste componenti erano divise tra loro e al loro interno e l’Amministrazione non ebbe la forza, la convinzione di approfondire la proposta e di ricercare una soluzione condivisa.

Tra quel tentativo e ciò a cui stiamo assistendo oggi la cosa più importante che ha riguardato l’Oltrarno (e non solo) è stata la pedonalizzazione di Piazza Pitti e la modifica conseguente della viabilità e mobilità nel quartiere.

Il provvedimento della pedonalizzazione non è stato indolore.

Il quartiere nei fatti è stato chiuso in un’enclave (si esce e si entra da due strade punti Ponte alla Vittoria o Viale dei Colli), si è aperto l’accesso alla ZTL nell’orario di chiusura a tutti i residenti ZTL della città, si è spezzato in due il quartiere d’Oltrarno creando una zona più “doc” che va da via de’ Serragli fino a San Niccolò, e un’area periferica che va da via de’ Serragli a Piazza Tasso; la zona in orario di apertura della ZTL è assaltata e assediata da non residenti (macchine sui marciapiedi, sui posti riservati etc).

Nulla si è fatto per potenziare trasporto pubblico, gli autobus di grandi dimensioni  (pubblici e privati) continuano a passare da Via de’ Serragli e Via Romana. I piccoli bussini non sono stati potenziati e così anche altre forme di trasporto alternativo, ad esempio il progetto del bike sharing che era pronto e già esecutivo sin dall’approvazione del precedente Piano della Pubblicità non è ancora decollato nonostante un giorno si e un giorno no lo si annunci (sono passati inutilmente quasi 4 anni per un progetto già pronto). E così via.

Ciò nonostante i residenti hanno avuto la maturità, direi l’intelligenza, di sopportare questi disagi, non inevitabili, perchè coscienti che il problema dell’inquinamento, della qualità in generale della vita dovevano avere la precedenza. Insomma possiamo dire, che la pedonalizzazione  è stata accettata, è entrata nella coscienza individuale dei residenti i quali, però, si sarebbero aspettati misure, a medio e lungo termine,  idonee ad ovviare ad alcuni problemi aggravati dalla stessa.

Queste proposte che dovevano riguardare una mobilità diversa, un sistema di trasporto pubblico rivisitato e potenziato ed altri provvedimento specifici di riqualificazione del quartiere, non sono arrivati ma hanno preso corpo altre soluzioni e altri progetti.

Vediamo quali.

L’Amministrazione adotta un piano strutturale nel quale è chiaramente indicato che fra gli obiettivi qualificanti c’è quello afferente la realizzazione di parcheggi interrati da realizzarsi con la formula del Project financing. Fin qui, per quanto mi riguarda tutto normale. Poi si legge, però,  che alcuni di questi parcheggi sono previsti in parte all’interno del Centro Storico, entro il perimetro delle mura rinascimentali, entro l’area dichiarata patrimonio mondiale da parte dell’Unesco (Piazza del Carmine, Piazza Brunelleschi, Piazza S.ma Annunziata).

Non è facile leggere dentro i documenti ufficiali, così come non è facile scoprire che sono previsti anche altri parcheggi, questa volta fuori dalle mura, Piazzale Vittorio Veneto, Viale Ariosto e chissà magari ce ne sono anche altri.

La particolarità di tutte queste opere è che tutte, o quasi, sembrano complementari ad altri progetti, tenuti molto più nascosti, legati a garantire facile accesso ad una tipologia di attività che senza fatica possiamo affermare sono quasi esclusivamente limitati al settore turistico e della somministrazione, insomma bar, ristoranti, locali notturni, alberghi etc. Tra quelli prima indicati forse l’unico che esce da questo clichè è quello di piazzale Vittorio Veneto che persistendo ai margine dei viali potrebbe essere una localizzazione per la sosta sicuramente positivo.

La discussione sul piano strutturale scivola via tra l’edificazione a volume zero  e l’indifferenza di chi si rende conto che è difficile seguire un atto di cui si parlava da anni e al quale alla fine tutti non credevano più, come la favola del lupo.

Ma le favole a volte a volte si realizzano e portano brutte sorprese.

Per noi del quartiere, fondamentale e rivelatrice è stata l’iniziativa promossa da Confesercenti nella quale è stato presentata una indagine effettuata sui commercianti (e artigiani?) ed i cui risultati sono, nei fatti, la causa dell’appoggio di questa organizzazione ai parcheggi previsti dentro il centro storico.

Gli obiettivi sono i seguenti: portare i turisti in Oltrarno, allargare i marciapiedi (segno evidente a quale turismo si riferisca), facilitare l’accesso al centro da parte di chi vuole evidentemente venirci in auto. Ho sentito parlare di modello Borgo de’ Greci, modello Santa Croce.

Forse sarebbe stato meglio lo avessero chiamato per nome e cioè modello “Peruzzi” – trasformare l’area in un outlet o centro commerciale, dove condurre i turisti ad acquistare prodotti di varia natura, sicuramente non qualificati, probabilmente prodotti in altre parti del mondo. Naturalmente senza trascurare di prevedere la nascita di ulteriori locali notturni, ristoranti bar, in un area che ne è già piena. Basti pensare che in un area fuori dalle mura, dove l’Amministrazione intende realizzare un megaprogetto nell’area gasometro, ovviamente, con tanto di centro benessere e ristorante, sono stati contati ben 29 ulteriori esercizi di ristorazione.

Ma come è arrivata la Confesercenti a questa convinzione?

Cito da un articolo del Corriere Fiorentino del 26 Settembre 2012:

“Dall’indagine proposta da Confesercenti, alla quale hanno partecipato 120 titolari di attività commerciali, artigianali e culturali dell’Oltrarno, risulta che uno dei punti critici, per i commercianti, sono i parcheggi: il 27 % degli intervistati indica questo problema. Un quinto di loro però crede che sia la viabilità a incidere negativamente sugli affari, in particolare dopo la pedonalizzazione di piazza Pitti, che non ha aiutato in alcun modo per il 53% degli intervistati.

Ma attenzione, non è la pedonalizzazione di per sé a ostacolare il commercio, anzi, per il 24% questa potrebbe essere un’ottima opportunità e per il 27,5% potrebbe favorire in buona misura le attività. Diversamente da quanto succede nel resto del centro storico, secondo lo studio in Oltrarno i clienti sono ancora soprattutto residenti (il 56 %) piuttosto che turisti (il 44%). Così è proprio sul turismo si focalizzano altre proposte di Confesercenti, che chiede di portare il turismo dei gruppi nelle strade dell’Oltrarno, fissando dei punti di risalita per i bus in piazza Tasso e a Porta Romana, e punti informativi alle porte d’ingresso.”

Quindi: la pedonalizzazione ha nuociuto alle attività economiche, ma si potrebbe sfruttarla bene e renderla utile se si facesse una politica per portare la massa dei turisti nel quartiere, in modo che questo diventino clientela preponderante rispetto ai residenti. Il tutto, ovviamente, basato su una analisi che non approfondisce in alcun modo che tipo di turismo, che tipo di esercizi commerciali, insomma un discorso indiscriminato, confuso.

Ecco, è a questo punto che scatta la coincidenza di interessi. L’iniziativa di Confesercenti si sposa con le proposte dell’Amministrazione ed ecco la formula magica:

  • avviciniamo le auto al centro storico realizzando parcheggi interrati dentro le mura
  • creiamo punti di discesa per turisti alle porte della ZTL
  • facciamo passare i turisti dalle strade ( ovviamente con i marciapiedi allargati)
  • recuperiamo edifici non utilizzati e cambiamo destinazione d’uso ( per fare cosa?)

Rifletto:

Non è’ stata spesa una parola per dire che tipo di turismo sia idoneo ad un quartiere come l’Oltrarno che presenta ancora un folto numero di artigiani e restauratori di altissima qualità e che necessiterebbero di iniziative e promozione ma verso una clientela che non è certo quella dei turisti giapponesi intruppati. Francamente è irrisoria la questione dei marciapiedi stretti, ci vorrebbero più larghi ma per i disabili e per gli anziani.

Non è stata spesa una parola su che tipo di commercio vogliono e desiderano e se questo coincide con le aziende che insistono sull’area o se il disegno è di portare qui ciò che non entra più nell’altra parte del Centro Storico (griffe, grandi catene di ristoranti, locali notturni e così via).

Non è stata spesa una parola per i residenti, per spiegare come questi progetti siano compatibili con il mantenimento dell’identità del quartiere.

A questo punto è giusto esplicitare alcuni punti con chiarezza:

a) l’Amministrazione, dopo tanti sacrifici chiesti ai residenti, dovrebbe chiarire perché prima pedonalizza un’area vastissima del centro storico e d’Oltrarno, e poi,  intende realizzare due parcheggi nel pieno centro storico e la conseguente riduzione della ZTL. Due provvedimenti contrastanti, contraddittori e privi di qualsiasi logica di equilibrato sviluppo di una città;

b) sino ad oggi, a parte le posizioni assunte da Confesercenti, non si sono avute altre prese di posizione. Ad esempio CNA cosa ne pensa? E le altre organizzazioni? Forse perchè le soluzioni prospettate non danno così tante garanzie per le piccole imprese commerciali e tutte le imprese artigianali presenti nel quartiere?

Io mi sarei aspettato, in linea anche con le tradizioni di queste associazioni, che più che appoggiarsi all’ Amministrazione in una sorta di “santa alleanza”, fosse stato  prima elaborato un vero piano di riqualificazione economica per l’area di Oltrarno e poi che fosse aperto un dialogo con tutti ivi compresi i residenti.

c) l’esperienza dell’altra parte del Centro Storico è illuminante. Se la prospettivo di sviluppo è quella allora è finito il ruolo di intermediazione sociale, che non deve e non può mai essere corporativo e semplicemente guardare al volume di affari senza accorgersi che così si uccidono le attività migliori ma più deboli e si moltiplicano solo quelle a profitto facile. Le politiche di sviluppo vanno fatte per i più deboli non per chi è già forte ed è solo pronto a subentrare.

Potrei continuare ancora.

La cosa certa è che l’Amministrazione e Confesercenti (in questo caso) hanno perso, per ora,  un’occasione per fare uno studio serio sui problemi del quartiere, un’analisi complessiva che avrebbe potuto permettere di pensare ad un modello di sviluppo diverso da quello cui vogliono trarre esempio.

Un modello che forse vede girare meno risorse, ma forse più equamente distribuite.

Che non vede nascere e morire in poco tempo centinaia di aziende dal profitto facile.

Che vede impegnati seriamente le istituzioni e le organizzazioni di categoria  per ridare fiato ai prodotti locali, alla creatività esistente nella nostra città. Non si accorgono di avere fra le mani un quartiere unico al mondo, che non è chiuso in se stesso, che vuole essere ospitale e prospero, che si rende conto che senza attività produttive in breve sarebbe ridotto a dormitorio, ma che non vuole rinunciare alla propria identità e alla propria vita quotidiana.

Firenze è sempre e troppo vissuta di rendita. Ed una forma particolare di rendita è anche quella che deriva dal turismo di massa. E la rendita rende sordi e ciechi. E non c’è cosa peggiore di non vuol sentire e neppure vedere.

MA FORSE NON E’ ANCORA TROPPO TARDI!!!!!!!!