Leonetto Mugelli e gli strani palazzi di Via della Chiesa

Abbiamo parlato qui altre volte delle incredibili imprese di Leonetto Mugelli, costruttore in Oltrarno, che nel giro di pochi anni ha potuto erigere ben tre palazzi in una zona in cui  è difficile attuare le minime modifiche edili.

Questa volta, i cittadini del quartiere rispondono alla Soprintendenza, che ha sostanzialmente sostenuto che non vi fosse nulla di anomalo in questa storia.

Alla Direzione Regionale BB CC PP Toscana

e p.c. Alla Soprintendenza per i Beni Culturali di Firenze;
- al Sindaco;
- all’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Firenze

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Ho ricevuto per posta raccomandata la risposta della Soprintendente Dott.ssa Arch. Alessandra Marino al vs. foglio del 13/12/12 n. 20729, relativo alla costruzione delle palazzine a ridosso della Chiesa del Carmine.

Innanzitutto vi ringrazio per aver sollecitamente richiesto informazioni riguardo a questo episodio, uno dei tanti che purtroppo di questi tempi rattristano la cittadinanza, e adesso aspetteremo di conoscere la vostra considerazione in merito.

Dirò molto sinceramente che non nutro molte speranze che codesta Direzione Regionale per conto del Ministero continui a tenere aperta la questione o richieda di ripristinare la vista della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze; vorrei soltanto aggiungere qualche punto in proposito a quanto affermato dalla Dott.ssa Marino:

1. Se l’area in oggetto è considerata di scarso valore, per l’ “edilizia tradizionale di modeste pretese che caratterizza la via” [sic], e non un’area a stretto vincolo paesaggistico, perché a noi che qui abitiamo viene regolarmente vietato apportare anche la minima modifica alle nostre case e negozi? Noi non possiamo abbattere un muretto, il Mugelli ha abbattuto intere costruzioni preesistenti; noi non possiamo allargare un muro di 20 cm. il Mugelli ha costruito palazzi; noi non possiamo aprire finestre, il Mugelli ha chiuso la vista della Chiesa del Carmine; noi non possiamo mettere una semplice ringhiera, il Mugelli ha innalzato muri; a noi è vietato abbattere alberi (perfino se già morti, senza un’infinità di pratiche costosissime e la promessa di ripiantarne subito un altro simile), il Mugelli ha abbattuto un albero fiorentissimo e al suo posto ci ha fatto un parcheggio. Se non ci sono due pesi e due misure, allora gli uffici preposti alla tutela del paesaggio permettano anche a noi di fare tutte le modifiche che riteniamo opportune, in questa “via di modeste pretese”.

2. Se le costruzioni preesistenti sono state giudicate “manufatti degradati e fatiscenti” [sic], perché non si è avuto la cura di chiederne la ristrutturazione, come in genere si fa nelle aree a stretto vincolo paesaggistico? Avevamo presentato un progetto di ristrutturazione dell’area, a cura dell’Arch. Vittorio Giorgini, noto scrittore e artista architetto di fama europea, e non è stato preso in nessuna considerazione. Prima in questa area c’erano costruzioni basse, un albero, e tanto spazio vuoto, pubblico, da dove si vedeva lo splendido retro della Chiesa del Carmine e della Cappella Brancacci; adesso è tutto chiuso, non si vede più nulla, e oltre a tre nuovi palazzi di cemento c’è un parcheggio privato per le macchine: vi sembra che ora l’area sia migliorata? E’ questo il criterio di bellezza? E’ vero che “sui gusti non si sputa”, ma qui si trattava di un bene che era patrimonio dell’umanità tutta – ormai non lo è più per nessuno.

3. Agli atti dell’ufficio della Dott. Marino e dell’Arch. Zeuli non risulta che la casa colonica contenesse il camino e il lavello in pietra serena, mosaici e affreschi alle pareti. A noi che ci abitavamo accanto e l’abbiamo sempre vista, risulta che ci fossero eccome! Chiamammo Italia Nostra perché venisse a fotografarla, prima che il Mugelli l’abbattesse, ma quella notte stessa qualcuno si introdusse in quei “fatiscenti” locali e distrusse tutti gli intonaci, così che la mattina dopo, con le macchine fotografiche in mano, trovammo tutti i mosaici e gli affreschi frantumati a terra. Se non fossero stati una prova importante, non li avrebbero distrutti nottetempo. L’affermazione della Soprintendente ci conferma soltanto che nessuno di loro è mai venuto a vedere di cosa si trattasse, cosa si stava abbattendo con il loro permesso.

4. L’unica cosa con cui concordiamo pianamente con la Dott. Marino è che il Comune di Firenze non ha tutelato i suoi propri diritti, pur potendo farlo: i locali della Chiesa, a ridosso dei quali si stanno costruendo le palazzine, sono infatti di proprietà del Comune, e il Comune avrebbe dovuto far prevalere l’interesse pubblico su quello di un singolo privato. Ma non l’ha fatto, dimostrando di non interessarsene.

Concludo dicendo che forse abbiamo perso la nostra battaglia, ma non ci rammarichiamo di averla condotta, perché è stata una battaglia nobile, a difesa del bello. Purtroppo in quest’epoca il bello non ha alcuna considerazione, molti altri valori vengono ben prima. Ci auguriamo che nelle generazioni future rinasca nuovamente l’amore e la passione per la bellezza, che ritorni ad essere un valore primario e prioritario.

Per il momento, ci limitiamo a constatare che non è così per i nostri governanti, e non ci possiamo aspettare da loro niente di positivo al riguardo: lo vediamo ampiamente dimostrato in tutte le questioni che in questi mesi riguardano il nostro amato Oltrarno. Cerchiamo di parlare con chi governa, cerchiamo di far intendere la nostra voce, ma non veniamo mai ascoltati: sempre inseguono sistematicamente altri interessi rispetto a ciò che noi, che qui viviamo, vorremmo fosse tutelato, mantenuto. Noi amiamo moltissimo il nostro quartiere, queste strade antiche che ogni giorno percorriamo, questi luoghi caratteristici pieni della nostra storia; ma non abbiamo il potere di difenderli, e qui ci arrendiamo.

Cordiali saluti,
Laura Calvani
in rappresentanza dei Condomini di via della Chiesa 62, 64 e del Comitato Oltrarnofuturo