Insegnanti contro le prove Invalsi

Un gruppo di genitori e docenti della scuola elementare Torrigiani ci manda questo documento riguardante – redatto dai docenti della scuola Corazza di Parma – riguardante le “prove INVALSI” che si svolgeranno il 7 e 9 maggio.

LE PROVE INVALSI E LA SCUOLA DEI QUIZ NON SONO LA NOSTRA SCUOLA

 Il 7 ed il 10 maggio saremo costretti a somministrare le prove Invalsi alle classi seconde e quinte (e chi non ha intenzione di farlo è stato minacciato di sanzioni disciplinari).

Come docenti, vogliamo spiegare alcune delle ragioni che ci fanno dire che queste Prove non hanno nessuna utilità e sono una palese contraddizione della scuola che intendiamo realizzare. La cultura del quiz (utile perché facile da correggere), è sempre più introdotta nella scuola, dalle elementari, alle medie, agli esami di stato, agli esami di accesso all’università.

Questo fatto rischia di snaturare completamente la cultura didattica e pedagogica, introducendo obiettivi e metodi finalizzati al successo nelle prove di verifica, invece che all’acquisizione di una formazione critica, globale ed equilibrata.

 A COSA SERVONO LE PROVE INVALSI?

Le prove di Italiano e di matematica, standardizzate ed uguali per tutte le classi Italiane, a cosa servono? A verificare il livello di competenza degli alunni di tutte le classi? A verificare il processo di insegnamento e la qualità della scuola? A verificare la preparazione dei docenti?

Come al solito, la chiarezza non c’è, né da parte del Ministero, né nella pratica diffusa.

Si introducono le Prove Invalsi come parte del processo di valutazione e di premialità delle scuole, nei processi di auto-valutazione di istituto, nella valutazione per gli Esami di Stato….

Di tutto e di più….l’unica cosa importante è farle e farle tutti, guai a chi obietta.

UN SOLO MODO DI VERIFICARE- OBBLIGATORIO PER TUTTI

La costituzione Italiana tutela la libertà di insegnamento (art.33 comma 1), tanto da non permettere neppure l’imposizione di libri di testo unici. Invece si pretende di imporre un’unica modalità di verifica, sotto forma di test apparentemente oggettivi, assolutamente non condivisa con i docenti che ogni giorno vivono l’educazione nelle scuole. Per rendere meno indigesta la prova, viene detto che serve ai docenti per capire dove stanno andando…ma se permettete, gli strumenti per valutare li sappiamo scegliere, sulla base del cammino che facciamo quotidianamente in classe e ce ne sono di molto più validi e completi….

 MA ALLORA NON VOLETE CHE NESSUNO VI VALUTI….

Non si tratta di rifiutare la valutazione, ma di rifiutare modalità di valutazione come le PROVE INVALSI e l’introduzione del VOTO NUMERICO che illudano, attraverso la loro apparente oggettività e spingano a realizzare graduatorie fittizie, illusorie, che non tengano conto dell’effettiva complessità dell’agire educativo, delle diversità personali e della finalità ultima della scuola, che è quella di permettere a TUTTI gli alunni di sviluppare il meglio di sé (non di essere catalogati in base ai risultati e alle perfomance).

 PIù LA SCUOLA ITALIANA CROLLA, Più SI PARLA DI VALUTAZIONE

Se veramente lo scopo del Sistema Nazionale di Valutazione (di cui le PROVE INVALSI sono parte essenziale) ha come scopo il miglioramento della scuola italiana, perché non si occupa di un’analisi veramente completa di ciò che sta succedendo? Di quanti miliardi di Euro sono stati sottratti alla scuola dell’obbligo negli ultimi 4 anni….del penultimo posto in Europa nel rapporto tra spesa per l’istruzione e PIL….del taglio di migliaia di ore di compresenze, di laboratori, di progetti, che andavano proprio a favorire il lavoro con chi è più in difficoltà ed ha bisogno di didattica personalizzata, adatta ai propri tempi e modi di apprendere….

Si vogliono coprire i tagli di risorse con una cortina fumogena di apparente serietà valutativa, nascondendo sotto il tappeto le vere cause e le vere ragioni delle difficoltà che la scuola italiana ha.

Non vogliamo e non possiamo essere complici di questa mancanza di verità, di questa illusione…

 MA è L’EUROPA CHE CE LO CHIEDE….

Il ricorso massiccio alle PROVE INVALSI è stato giustificato addirittura nella lettera di intenti di due anni fa all’Unione Europea, nella quale si promettono adeguati sistemi di valutazione scolastica.

Quindi, se l’abbiamo promesso all’Europa, che ce lo chiede, ora dovete farlo….

Peccato notare che in tutti i paesi anglosassoni in cui sono state istituite da tempo prove standard di valutazione delle competenze scolastiche (Stati Uniti, Inghilterra, ecc.), legando premialità economica e risultati, si evidenzi come i risultati delle scuole non facciano altro che ricalcare lo status socio-culturale delle famiglie di provenienza degli alunni.

Scuole con alunni che abbiano alle spalle famiglie con un alto livello di scolarità hanno risultati più alti di quelle con alunni di recente immigrazione, oppure con famiglie di basso livello economico e scolastico. Ma dobbiamo investire milioni di Euro nelle Prove INVALSI per scoprire tutto questo? O dobbiamo investire per garantire opportunità, invece che semplicemente certificare l’esistente?

 NON C’è NULLA CHE SIA Più INGIUSTO QUANTO FAR PARTI UGUALI FRA DISEGUALI

Questo è ciò che sempre ci ricorda “Lettere ad una Professoressa”.

La logica delle Prove INVALSI ci spinge a valutare apparentemente in modo oggettivo, perché la prova è uguale per tutti, mentre in realtà non ci fa tenere conto di chi abbiamo davanti, da dove viene, cosa porta con sé. Tutto questo sparisce, nell’analisi matematica delle varianze e delle medie. Conta solo quanto si è vicini alla prestazione delle scuole della stessa area geografica…sotto o sopra la media….così i dirigenti scolastici hanno dei numeri significativi da mostrare alle famiglie, in sede di presentazione della scuola….

NON SI IMPARA NULLA ATTRAVERSO IL TEATRO, IL DISEGNO, IL CORPO?

L’effettuare due prove nelle aree di Italiano e Matematica spinge a considerare prioritarie queste aree, spinge ad effettuare addestramento a questo tipo di test, per paura dei risultati, accantonando la globalità delle esperienze di cui la scuola dell’obbligo deve necessariamente nutrirsi. Da quale tipo di valutazione emerge la formazione all’analisi critica, alla composizione, all’espressione artistica e musicale, alla sviluppo del sé corporeo, alla cittadinanza?

Scegliendo test di Italiano (soprattutto grammatica e comprensione testuale, perché sono quelle competenze che si possono tabulare in test) e Matematica, si fa una scelta di campo, escludendo tutta una serie di obiettivi che la Scuola della Costituzione ha.

O ne si è coscienti, oppure si vogliono far assumere alle Prove INVALSI delle funzioni che sono assolutamente improprie e pericolose.

Sarebbero tantissime altre le considerazioni da fare, ma abbiamo cercato di esprimere alcune di quelle che ci sembrano importanti e che ci fanno essere in assoluto disaccordo con questa “presunta obbligatorietà” delle Prove INVALSI (tutta da dimostrare sul piano legislativo).

Imporre queste Prove, di fronte alla contrarietà di chi le dovrebbe condividere e sviluppare, nel senso e nell’applicazione, crediamo sia un atto illogico ed autoritario, senza senso.

Speriamo che anche le famiglie colgano insieme a noi queste ragioni e le esprimano, ognuno secondo il proprio ruolo e le proprie possibilità.

 I docenti:

Antonella Ghirardi, Barbara Padula, Barbara Perrone, Chiara Millione, Claudia Bartoli, Daniele Savani, Francesca Mastrolorenzo, Francesca Mazza, Francesca Monorchio, Gina Berberio, Giordano Mancastroppa, Giuliana Rasca, Katia Basoni, Ilaria Pizzarotti, Manila Pesci, Nunzia D’Antuono, Roberta Vitali, Sara Marezza, Serena Mazza, Stefania Gruzza, Stefania Ziveri.