Come Torino ha domato la movida

CORRIERE FIORENTINO 17/5/2013

Movida, Torino l’ha domata così

L’esposto, i locali chiusi e un’inchiesta che ha toccato i vertici del Comune piemontese

É come se avessero trasferito l’intera via dei Benci a Torino. Impressionante la somiglianza tra via Principe Amedeo e la strada fiorentina cuore della movida di Santa Croce e delle proteste dei residenti insonni. Stessa somiglianza tra via Matteo Pescatore e borgo dei Greci: strade storiche che diventano orinatoi pubblici. Torino come Firenze, la movida che non lascia scampo ai residenti. Firenze come Torino, che decide di adottare la patente a punti per cercare di porre un freno agli effetti collaterali della movida: steward, porte chiuse per attenuare i decibel, la richiesta di aiuto ai gestori dei locali per controllare gli eccessi dei propri clienti.

Ma il modello Torino della patente a punti a Firenze viene invece affossato da Palazzo Vecchio che – dopo la sperimentazione – lo giudica inefficace. Per chi sgarra il rischio chiusura è scongiurato. E così ai residenti in rivolta non resta che adottare l’altro modello Torino, quello che dallo scorso ottobre ha inferto un colpo duro alla movida selvaggia, con locali chiusi e sequestri di dehors: il ricorso alla magistratura.

Nel capoluogo piemontese i comitati dei cinque quartieri coinvolti si sono incontrati, hanno raccolto foto e documentazione, hanno stilato un esposto di quattro pagine elencando in maniera dettagliata regolamenti, articoli della Costituzione e del codice penale che Comune e locali avrebbero violato. Risultato: l’offensiva del sostituto procuratore Andrea Padalino, prima vittima il simbolo della movida torinese, l’area dei Murazzi sul Po. Nelle grandi arcate della distesa muraria costruita come area di esondazione del fiume negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di locali, uno dopo l’altro, con migliaia di persone che si riversano sulle rive nei week end. Il Comune da qualche anno aveva predisposto una linea di autobus che dalla periferia raggiunge i Murazzi e scarica i giovani direttamente nella movida.

Ma 1l 24 ottobre si è attivata la magistratura dopo l’esposto dei comitati, sono stati chiusi quattro locali, agli altri sono stati sequestrati i dehors: schiamazzi notturni, pedane abusive, concessioni irregolari e contratti non pagati i reati contestati. L’inchiesta è continuata e – oltre ad altri sequestri nella zona – ha raggiunto i vertici dell’amministrazione torinese, con otto dirigenti iscritti nel registro degli indagati per abuso d’ufficio:

«L’unica strada per ottenere risultati è il ricorso alla magistratura, perché le leggi che tutelano il diritto dei residenti esistono, sono i Comuni che non vogliono applicarle – spiega Simonetta Chierici, portavoce dei nove comitati che hanno firmato l’esposto alla Procura – Da anni migliaia di persone a Torino sono costrette a patire gli effetti della movida selvaggia, tra l’indifferenza del Comune e l’inconcludenza della poli zia municipale: la strada maestra è il ricorso alle vie legali».

È quanto è deciso a fare il Comitato Santa Croce, facendo leva su un punto fondamentale, ovvero la violazione l’articolo 9 della Costituzione, quello della tutela del paesaggio e il patrimonio storico artistico della nazione. E’ il primo punto inserito nell’esposto di Torino ed è il concetto su cui, dal Piemonte, consigliano di puntare:

«Ho espresso il mio stupore ai colleghi fiorentini quando mi hanno detto che la movida più pericolosa a Firenze si svolgeva a pochi passi dalla basilica di Santa Croce – spiega Chierici – Il nostro consiglio è quello di andare avanti con l’esposto, è l’unica strada, ed è quello che proporremo anche ai comitati di Roma e Milano. E molto presto partirà un coordinamento nazionale».

Gaetano Cervone