L’Oltrarno e la fine che ha fatto il resto del centro storico di Firenze

Un articolo di grande importanza, in cui Adolfo Guadagni spiega molto bene perché ci siamo mossi a difesa della vita dell’Oltrarno.

IL QUARTIERE CHE NON VORREI

Per i più giovani è difficile immaginare, senza esaminare pubblicazioni e giornali o guardare documentari, come era ancora negli anni 70/80 quell’area della città che contiene i tesori artistici ed architettonici più preziosi e che hanno reso Firenze città unica nel mondo. Mi riferisco all’area compresa fra Piazza Santa Croce, Piazza San Lorenzo e Ponte Vecchio. Un triangolo virtuale chiamato anche, e lo capiremo dopo, “triangolo d’oro”. Io ho ancora un ricordo vivo di quando partivo dal quartiere di Rifredi per andare prima a scuola in Via Sant’Agostino e dopo in centro a lavorare.

Le strade erano ancora abitate quasi esclusivamente da residenti, c’era un tessuto commerciale ed artigiano sviluppato, c’erano due mercati al coperto che erano pieni di cittadini fiorentini. Insomma questa area era ancora un area piena di vita locale che riusciva a convivere anche con un tipo di turismo sicuramente più d’élite e non di massa, ma sempre numeroso.

A me piacciono molto i libri di Marco Vichi dove ci racconta le indagini del Commissario Bordelli. La cosa più bella di questi libri è la Firenze di quel periodo, le sue strade, le bettole, il carattere dei suoi abitanti. Pensate a quando descrive Via de’ Neri, la dove abita la sua amica Rosa.

Ma cosa è successo allora nel “triangolo d’oro?”.

Personalmente ritengo che quell’area sia stata vittima di più fattori, tutti interagenti e tutti determinanti, provo a descrivere quelli per me più importanti.

Il processo di industrializzazione e poi di terziarizzazione che ha portato prima alla chiusura o delocalizzazione di imprese artigiane e poi all’abbandono delle abitazioni da parte dei residenti con conseguenti cambi di destinazione degli immobili. Banche, assicurazioni hanno cominciato a trasferirsi e ad aprire uffici in questa area (soprattutto quella del Duomo, Piazza Signoria). Insomma la speculazione ha iniziato a prendere piede.

La comparsa del turismo di massa che ha investito la città in modo violento e senza criteri di programmazione. Alberghi, affittacamere, decine di tipologie di strutture di accoglienza, hanno rapidamente completato il processo di espulsione dei residenti.

Prima ancora, alla fine degli anni ’60, un colpo mortale nel centro storico fu dato dall’alluvione che si portò via tante aziende artigiane e commerciali, arredi e vetrine storiche, peraltro in parte recuperabili se non fossero intervenuti quei fattori legati alla speculazione sia edilizia che del fenomeno turistico.

Abbandonate le case dai residenti e da molte piccole aziende artigianali, il passaggio successivo fu quello della chiusura dei negozi commerciali al dettaglio e la comparsa delle grandi griffe, delle catene di abbigliamento, della scomparsa dei bar più caratteristici, della riduzione di quelli esistenti a strutture acchiappa turisti.

Nel frattempo l’economia che si basava sempre di più sul turismo anonimo e di massa incominciava a minare alcuni luoghi fondamentali di Firenze.

Andate a vedere oggi, ma già da molti anni, come è ridotto il mercato di San Lorenzo. I fiorentini che vi si recano sono pochissimi, c’è stato un processo di concentrazione in poche mani dei banchi anche con l’aumento della loro superficie, molti banchi ormai lavorano come grossisti per i ristoranti. Insomma il mercato storico non esiste quasi più. Per fortuna in questo “triangolo” ancora qualche resistenza c’è e la possiamo ritrovare, non so per quanto, in una piccola parte di Sant’Ambrogio con ancora al suo centro il mercato al coperto, dove si sente di giorno ancora parlare fiorentino.

A completare l’opera di occupazione di questa parte del centro vi è stato a seguito di processi sociali vari (ad esempio si dava una licenza in cambio di un esproprio) l‘aumento indiscriminato del commercio ambulante. Non quello tradizionale ma quello che viene comunemente chiamato dei raggruppamenti turistici. E’ avvenuta lentamente ma inesorabilmente una saturazione degli spazi pubblici da parte di queste attività.

Ovviamente non mi riferisco al Mercato del Porcellino o a quello di San Lorenzo, ma a tanti altri raggruppamenti fatti da pochi banchi che hanno occupato e deturpato, con la loro presenza, alcune fra le più belle piazze e luoghi di Firenze: Piazzale Michelangelo, Piazza Repubblica, Ponte Vecchio, San Firenze etc. Questo sviluppo incontrollato si è accompagnato dappertutto alla sostituzione dei prodotti tipici dell’artigianato fiorentino con prodotti importati dalla Cina o altri paesi, con la vendita di prodotti che nulla hanno a che fare con Firenze.

Il destino di questa area accusava poi la graduale chiusura dei cinema, la moda della movida che ha portato con se l’esplosione di locali notturni e di somministrazione di alcolici, trovando ovviamente nella nuova composizione sociale del centro, ma non solo, un terreno fertile. Studenti stranieri che arrivano a Firenze e che in gran numero soggiornano nel centro e che in questi locali possono sperimentare disinibizioni che sono proibite nella loro vita normale. Ho conosciuto molte scuole per stranieri che denunciavano tale fatto e cercavano di trovare soluzioni informative e non solo per limitare i danni. Ma questo discorso vale anche per i giovani fiorentini. Vi ricordate che fino a qualche anno fa le bibite erano le bevande preferite. Il vino era in crisi fra i giovani e, in parte, anche le bevande alcooliche.

Tutti questi fattori vanno sommati ovviamente a scelte politiche sbagliate subordinate ai vari poteri economici e speculativi.

Ad una mancanza storica di governo da parte delle istituzioni pubbliche (Comune, Sovrintendenza, Regione etc), unita a molteplici carenze nelle normative esistenti anche grazie ad un ruolo abbastanza corporativo delle associazioni di categoria. Per arrivare poi al colmo delle liberalizzazioni che spesso rischiano di bloccare anche la minima volontà di cambiare questo modo di intendere lo sviluppo. Solo una forte volontà potrebbe rimediare in parte a questo scempio. E questa volontà non la vedo, faccio solo l’esempio del recente Regolamento sulla Somministrazione che, in nome delle norme europee sulla libera concorrenza, ha tolto il blocco all’apertura di nuovi esercizi in tutta l’area patrimonio dell’Unesco. Cosa grave perché ormai questi esercizi nascono come funghi e sono il prodotto, ma anche la causa, in una sorta di complicità reciproca, dell’aumento dei fenomeni denunciati.

E’ stato cosi che più quartieri tradizionali e caratteristici della nostra città hanno perduto la loro identità, in modo quasi impercettibile. Si è perso pezzo dopo pezzo, in nome della merce, del commercio, dello sfruttamento incontrollato di risorse uniche che avrebbero permesso sicuramente un modello di sviluppo diverso.

Il risultato è un ampio pezzo di città irriconoscibile, una spianata di pizze e gelati e bancarelle e negozi, che poi si trovano in ogni parte del mondo, e la sera una spianata di bottiglie per terra. Purtroppo chi ancora oggi gestisce questo scempio sa che a Firenze, almeno una volta ci si vuole venire (meno certo ritornare) e che ci sono miliardi di persone del mondo in via di sviluppo che nei prossimi anni saranno pronti a venire intruppati, pronti ad impiegare il proprio limitato tempo di permanenza per essere condotti da guide scaltre a visitare outlet fuori, ma cosa più grave nel centro di questa area come avviene vicino a Santa Croce. Ciò nonostante questo sistema perverso rischia di rompersi e allora si sta ricercando rimedio.

Il rimedio lo stiamo intravvedendo qui in Oltrano e non ci piace. Esso parte dal principio che il triangolo d’oro è saturo e che bisogna trovare altre aree dove replicare il modello.

Il parcheggio in piazza del Carmine, il megaprogetto del Gasometro, lo spostamento del mercato di Piazza de’ Nerli etc potrebbero rappresentare i primi tasselli di questo intendimento. Seguirebbero poi banche, alberghi e ancora locali. Non solo i residenti devono preoccuparsi, ma anche gli artigiani ed i commercianti. Tutti, nessuno escluso, sarebbero vittima della speculazione che si scatenerebbe. Allora si lascia tutto come è? Secondo me no e la scommessa è proprio questa. Contribuire ad un quartiere riqualificato, prospero ma vivibile. La rive gauche di Parigi? No grazie noi preferiamo la San Frediano dei fiorentini e di coloro che amano viverci e lavorarci. Ma questo aspetto forse merita altre considerazioni e riflessioni a parte.

Adolfo Guadagni