Per informazione: contro la privatizzazione del Gasometro

Dal Comitato Pignone Vivibile, riceviamo questo comunicato riguardante il Gasometro, pochi metri fuori le mura e noto a tutti gli abitanti del quartiere, in particolare a chi porta a spasso i cani o ha bambini che frequentano la ludoteca Mondolfiera.

Lo pubblichiamo volentieri, per l’informazione dei nostri lettori.

Il Comitato “Pignone vivibile” è nato per invitare i cittadini e le istituzioni a riflettere sul progetto di un centro polivalente (in project financing) da costruirsi nell‘ex gasometro, progetto presentato dal sindaco durante l’assemblea dei 100 luoghi (seconda edizione); l’assemblea dei cittadini ha espresso forti perplessità per i seguenti motivi:

Lo spazio in questione è uno spazio PUBBLICO, che era destinato ad essere area verde pubblica ricreativa: per quest’area erano stati erogati fondi del Giubileo e doveva essere realizzato un bel giardino con giochi d’acqua. Ma i giochi d’acqua non ci sono e il giardino è rimasto sostanzialmente nell’incuria. Ora questo spazio che doveva essere pubblico e fruibile diventerebbe di fatto un bene privato (pur restando di proprietà del Comune, che però lo affida a un privato per un gran numero di anni).

Si è detto che questa struttura che dovrà nascere viene incontro “alle esigenze del quartiere” (cfr. articolo di Repubblica e Reporter). Il quartiere però, in tutte le assemblee che hanno avuto luogo, ha detto chiaramente di avere tutt’altre esigenze: la quiete innanzitutto, più verde in secondo luogo, una biblioteca (la biblioteca del Q4, BiblioteCanova, è troppo lontana e quasi irraggiungibile con i mezzi pubblici).

Come si può sostenere che nell’area c’è bisogno di un ristorante e che mancano servizi di ristorazione (cfr. piano di fattibilità pag. 27)? Solo nel tratto di via Pisana fra Porta San Frediano e piazza Pier Vettori e nel tratto da piazza Taddeo Gaddi a via della Fonderia si contano 27 fra ristoranti, bar, rosticcerie, pizzerie e birrerie, con un variegato ventaglio di offerta (cucina araba, cinese, giapponese, indiana, take-away…) Proprio a causa dell’alta concentrazione di ristoranti, la zona vede un massiccio afflusso serale di auto che vengono parcheggiate ovunque (marciapiedi, posti per residenti…), senza contare il problema della quantità di rifiuti che i ristoranti producono e che ristagnano nei cassonetti o accanto ai cassonetti; con il caldo, le conseguenze sono immaginabili.

Si dice (p. 34-35) che la struttura sarebbe simile ad altri centri quali il Klab a Marignolle e il Virgin a Nave a Rovezzano; ma questi dispongono di ampi spazi verdi attorno e non sono inseriti in un contesto densamente abitato. E’ quindi logico che prevedano anche un servizio di ristorazione. Inoltre non arrecano disturbo, dato che non sono compressi fra le abitazioni. Un centro wellness in piena città è il Klab Conti, che infatti mantiene un profilo discreto, previlegiando il relax e il wellness per adulti.

Ai 100luoghi si è cercato di blandire la popolazione con la prospettiva della piscina, ostentata come servizio per il quartiere…ma nel piano di fattibilità la piscina… non c’è!

Tutte le strutture di questo genere devono per forza essere dotate di impianto di climatizzazione, acceso giorno e notte. Per i centri wellness, l’impianto è potente, e anche il rumore che fanno è potente. Siamo sicuri di voler vivere costantemente con questo rumore? E’ anche per via di questo rumore che i centri wellness di grandi dimensioni sono sempre collocati lontano dalle abitazioni.

C’è da considerare inoltre uno scenario drammatico; se il Centro si fa, è anche probabile che dopo un paio di anni fallirà (le spese di manutenzione saranno superiori ai guadagni, anche perchè è pensato come un Centro soprattutto per i bambini in un quartiere a prevalenza di anziani, quindi sarà un costoso kindergarden piazzato in una zona ad alta pericolosità idraulica). Quindi è possibile che ci troveremo con un rudere che sarà costoso demolire e che, come spesso accade, sarà lasciato lì per decenni a diventare sempre più brutto e pericoloso.

Infine, è da ricordare che quello di Firenze è il gasometro più bello e più vecchio d’Italia, precedente a tutti gli altri. La sua più naturale destinazione sarebbe di essere un ecomuseo dedicato alla fase protoindustriale di Firenze (più o meno come il gasometro di Oberhausen e, se lo realizzeranno, come quello di Bologna).

L’ex-gasometro (foto del Museo Galileo).